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Attraverso l’esame di una esemplare contesa sulle potestà giurisdizionali dei consoli nel Mediterraneo di fine Settecento, che vede il Regno di Napoli impegnato nella ennesima rivendicazione della sua giurisdizione territoriale contro... more
Attraverso l’esame di una esemplare contesa sulle potestà giurisdizionali dei
consoli nel Mediterraneo di fine Settecento, che vede il Regno di Napoli impegnato
nella ennesima rivendicazione della sua giurisdizione territoriale contro
quella extraterritoriale del viceconsole francese a Messina, l’articolo presenta
uno spaccato dei tentativi attuati dal Regno di Napoli di stabilire contatti
diretti con il Levante e le Reggenze barbaresche, in particolare quella di
Tripoli, sfidando l’egemonia francese.
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The article examines the revival of long-distance trade studies in the early modern age, identifying two main approaches polarized between the emphasis on the role of individuals and networks, and that on the state and mercantilist... more
The article examines the revival of long-distance trade studies in the early
modern age, identifying two main approaches polarized between the emphasis
on the role of individuals and networks, and that on the state and
mercantilist policies. It suggests, in conclusion, the need to reconcile the micro
and macro analysis, going back to some holistic interpretative models
that are able to keep together the institutional analysis with the economic
one, that of the local contexts with the systemic one, and to reconstruct a
framework made of both networks and hierarchies.
The scholarly tradition of New Institutional Economics has tended to explain the «rise of the West» and global inequalities through models distinguishing virtuous institutional paths, which grant property rights and the enforcement of... more
The scholarly tradition of New Institutional Economics has tended to explain the «rise of the West» and global inequalities through models distinguishing virtuous institutional paths, which grant property rights and the enforcement of contracts, to non-virtuous ones of which Mediterranean absolutist monarchies are considered to be paradigmatic examples. This essay retraces the emergence of this grand narrative, examining its Anglo-centric leanings and its use of the concept of «absolutism ». By reviewing historiographical studies dealing with the question of southern Italy’s economic decline during the early modern age, and by investigating the reforms enacted during the eighteenth century in the Kingdom of Naples in order to create economically efficient institutions, it challenges dichotomous images opposing predatory absolutist states to development-enhancing institutional models dominated by merchants and entrepreneurs. Through an archive-based analysis of the reforms of the judicial and the customs system, it argues that economic and political power asymmetries amongst different states deeply affect the attempts at institutional reform within individual states.
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Commercial companies were sometimes the result of a complicated history of negotiations and interactions between the State and private interests. Company viability and sustainability thus depended on the conditions that enabled the... more
Commercial companies were sometimes the result of a complicated history of negotiations and interactions between the State and private interests. Company viability and sustainability thus depended on the conditions that enabled the interests of the state – i.e. increasing tax revenues or implementing regulatory policies – and the interests of private merchants – i.e. reducing high trade risks via the privileges granted them by the former – to converge. This paper shifts attention from the core of the system to a semi-periphery such as the Kingdom of Naples, where the history of chartered companies was not a success story precisely because such conditions were absent.
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Sommario Storia orale dell’ambiente Elisabetta Novello, L’inevitabile incontro fra storia orale e storia ambientale Gabriele Ivo Moscaritolo, Raccontare la catastrofe. Memoria, ambiente ed esperienze nel dopo-sisma irpino Elisabetta... more
Sommario

Storia orale dell’ambiente
Elisabetta Novello, L’inevitabile incontro fra storia orale e storia ambientale
Gabriele Ivo Moscaritolo, Raccontare la catastrofe. Memoria, ambiente ed esperienze nel dopo-sisma irpino
Elisabetta Novello, «Tornerebbe la palude»: i Consorzi di bonifica veneti tra storia orale e storia ambientale
Angela Olita, Dalle baracche alle case popolari. Esperienze e memorie della ricostruzione postbellica a Eboli
Maria Laura Longo, Piazza Mercato, paesaggio sociale in trasformazione
Stefania Ficacci, Le fonti orali come metodologia di ricerca per la ricostruzione di un patrimonio culturale comunitario. Il case-study dell’Ecomuseo Casilino a Tor Pignattara
Marco Dotti, Sebastian Stocker. L’esperienza di un vigneron tra biografia imprenditoriale e territoriale
Anna Rita Pescetelli, Verso il governo dell’ambiente in Italia. L’istituzione del ministero e del sistema delle agenzie
Marco Santillo, Il tema delle risorse ambientali ai fini dello sviluppo agricolo e industriale del Mezzogiorno. L’approccio sistemico di Francesco Saverio Nitti

Saggi
Anna Citarella, I conservatori-orfanotrofi di Capitanata e l’assistenza alle donne nel Regno di Napoli tra Ancien régime e Restaurazione
Paola Nardone, Pratiche del potere nel latifondo del Mezzogiorno italiano tra età moderna e contemporanea
Dario Dell’Osa, La vitivinicoltura abruzzese nell’Ottocento

Note
Amoreno Martellini, I vallati e i tempi che cambiano. Modernità e infrastrutture a Jesi nel primo quindicennio del Novecento
Marco Moroni, Tre governatori per una macroregione: l’Italia di mezzo. In margine al libro L’Italia centrata

Convegni e letture
Convegni
Marianna Astore, Il capitalismo mediterraneo: porti, territori, Stati (Ancona, 10 giugno 2017)
Diego Pedrini, Giustizia ecclesiastica e società nelle Marche di età moderna (Jesi, 9 giugno 2017)

Letture
Luca Andreoni legge Francisco García González, Gérard Béaur e Fabrice Boudjaaba (a cura di), La Historia rural en España y Francia (siglos XVI-XIX). Contribuciones para una historia comparada y renovada
Ercole Sori legge Michele Nani, Migrazioni bassopadane. Un secolo di mobilità residenziale nel Ferrarese (1861-1971)
Alida Clemente legge Maria Lucia De Nicolò, Mediterraneo dei pescatori. Mediterraneo delle reti
Emanuela Locci legge Giampaolo Conte, Fabrizio Filioli Uranio, Valerio Torreggiani e Francesca Zaccaro (a cura di), Imperia. Lo spazio mediterraneo dal mondo antico all’età contemporanea
Giorgio Cingolani legge Emanuela Costantini, La capitale immaginata. L’evoluzione di Bucarest nella fase di costruzione e consolidamento dello stato nazionale romeno 1830-1940

Rassegna bibliografica

Summaries

Call for papers
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Se nelle immagini letterarie “il mare non bagna Napoli”, anche nelle ricostruzioni storiche la dimensione mediterranea della capitale del Regno in età moderna si presenta più come sfondo indiscusso, come un dato geografico acquisito per... more
Se nelle immagini letterarie “il mare non bagna Napoli”, anche nelle ricostruzioni storiche la dimensione mediterranea della capitale del Regno in età moderna si presenta più come sfondo indiscusso, come un dato geografico acquisito per natura, che come oggetto di riflessione specifica. Quasi insignificanti sono stati giudicati i suoi rapporti col mare, anche per questo trascurati dalla storiografia. Ben più presente la “marittimità” di Napoli è nelle tracce che ce ne ha lasciato il Settecento: nella politica dei trattati lanciata da Carlo di Borbone e nelle aspirazioni napoleoniche, nei progetti economici degli amministratori e degli scrittori illuministi, nelle politiche mercantili dei paesi europei, nei traffici intrecciati lungo le coste, nelle informazioni raccolte e rilanciate dai consoli da una riva all’altra, nei programmi di riassetto urbano, nelle pratiche dei tanti operatori impegnati nei mestieri del mare. Il Mediterraneo è dunque ben presente negli sguardi settecenteschi su Napoli e da Napoli, dove il mare è visto da molti come un pericoloso tramite di contagi sanitari e religiosi, da molti altri come una risorsa sprecata, una fonte di ricchezza da mettere al servizio della “felicità pubblica”. Gli studi raccolti in questo volume ricostruiscono da punti di osservazione diversi la storia dei rapporti tra Napoli e il Mediterraneo: scambi, giurisdizioni, negoziati, merci, consumi, incontri e confronti tra mondi e religioni diversi, giochi di immagini, progetti, rappresentazioni. Con ricchezza di materiali inediti, offrono un contributo non irrilevante di conoscenza e una ricognizione delle tante piste di indagine che ancora si aprono all’attenzione e alla curiosità degli studiosi.
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Over the last twenty years an impressive quantity of studies have in fact focused on commercial companies and on mercantile trade. Using a range of approaches and forms of inspiration, these studies have identified these companies as the... more
Over the last twenty years an impressive quantity of studies have in fact focused on commercial companies and on mercantile trade. Using a range of approaches and forms of inspiration, these studies have identified these companies as the main agents in the globalisation process and, some have also argued – sometimes using a teleological method – in birth of capitalism itself, turning such companies into the forerunners of current multinationals and harbingers of present day economic developments. The book’s goal is to contribute to such debates through the use of a ‘Mediterranean standpoint’ also projecting into global spaces. The attention it pays to all practices, including breaking and avoidance of the law, players’ strategies, even within those aspects considered marginal and residual, conflicts, failures and  opaque relationships between players and institutions, places this book within a Mediterranean world which was often described using the categories of delay and backwardness in the context of the triumphant, objective and impersonal economic categories. The hypothesis of the book is rather that such typically Mediterranean factors are central to globalisation processes and commercial developments in the modern world too. This is the book’s aim. The Mediterranean standpoint can reveal unseen and unexpected scenarios and act as an analytical tool for ocean-related events and comparisons between them.
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Il processo di marginalizzazione della storia è stato avvertito in Italia in seguito alle dinamiche che negli ultimi anni hanno interessato il mondo accademico e le univer-sità, dinamiche che rischiano addirittura di mettere in forse la... more
Il processo di marginalizzazione della storia è stato avvertito in Italia in seguito alle dinamiche che negli ultimi anni hanno interessato il mondo accademico e le univer-sità, dinamiche che rischiano addirittura di mettere in forse la riproduzione di nuove generazioni di storici e con esse la trasmissione di tale sapere. Tuttavia questo processo è iniziato molto tempo fa nel quadro della generale crisi dei saperi umani-stici e il contesto in cui si concretizza è velocemente mutato con la rilevanza assunta dai processi di globalizzazione e il deflagrare della crisi sistemica che ha colpito il mondo dal 2008. Per affrontare le criticità di oggi, non sono sufficienti soluzioni formali che rendano la storia solamente più 'gradevole' e alla moda. Dobbiamo comprendere i perché e i modi di tale crisi e marginalizzazione, riflettendo sulla relazione tra qualitativo e quantitativo e tra micro e macro, sulla capacità di fare generalizzazioni, sui problemi spaziali e sui rapporti tra economia, come disciplina, e storia economica. Tuttavia, dato che tali problematiche non possono essere risolte solo sul piano tecnico e sono centrali per immaginare l'utilità sociale del nostro 'mestiere di storico', sempre sullo sfondo rimane la questione del senso di fare storia e, più in generale, della produzione di senso che riparta dalla centralità degli esseri umani. Per questo, intervenendo nel dibattito in corso, abbiamo pensato che la via giusta da percorrere non fosse quella di cercare di individuare una strategia, una soluzione o un modo di fare storia, e storia economica, unici, né di creare una gerarchia di rilevanze. La consapevolezza di fondo è che per affrontare lo studio di società complesse e rispondere a domande complesse, siano utili e necessari punti di vista e risposte plurali e dialoganti.
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