- Educational Theory, Adult Education, Resilience, Estética, Teoría del Arte, Fenomenología, Art, Narrative and Identity, and 14 moreNarrative Methods, Lifelong Learning, Authentic Assessment, Youth, Lifeskills and Leadership, Health Sciences, Medical Education, Medical Anthropology, Epistemology, Gregory Bateson, Systems Theory, Constructivism, Neuroscience, Edgar Morin, and Complexity Theoryedit
- Antonia Chiara Scardicchio, dal 2005 ricercatore a tempo indeterminato, è prof.re aggregato in Pedagogia Sperimentale... moreAntonia Chiara Scardicchio, dal 2005 ricercatore a tempo indeterminato, è prof.re aggregato in Pedagogia Sperimentale – MPED/04 - presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Foggia;
già dottore di ricerca in Pedagogia delle scienze della salute (borsa quadriennale 1998-2002), già borsista post-dottorato in Progettazione e valutazione dei processi formativi presso l’Università di Bari; (2003-2005) .
Dal 1998 si occupa di ricerca pedagogica e didattica con approccio sistemico nei contesti della formazione, dell’educazione e della cura, con attenzione precipua allo sviluppo delle competenze trasversali; dal 2000 la sua attività di ricerca è focalizzata su due versanti, uno epistemologico ed uno didattico:
in relazione al primo, si concentra sugli studi relativi alle epistemologie sistemiche e costruttiviste, alle neuroscienze ed alle interconnessioni tra scienze della complessità, neurobiologia relazionale e resilienza;
in relazione al secondo, progetta ed implementa laboratori didattici con la mediazione di linguaggi estetici e simbolici,
per la promozione delle “life skills” nella educazione degli adulti (insegnanti, educatori, genitori, quadri e dirigenti, personale edico e
medico e sanitario) e di bambini, adolescenti e giovani nei contesti scolastici ed extra-scolastici.
Nel marzo 2014 ha ricevuto il Premio Italiano di Pedagogia, istituito dalla Società Italiana di Pedagogia, per il volume “Il sapere claudicante”, edito da Mondadori nella collana Ricerca
Nel giugno 2014, insieme con autorevoli studiosi e, tra gli altri, con il Rettore dell’Università di Udine, prof. Alberto De Toni ed il Prof.re Mauro Ceruti, è scelta per essere tra i Soci Fondatori della Società Scientifica Italiana di Medicina e Sanità Sistemiche.
E’ stata:
- Membro del Collegio dei Docenti della Ecole Doctorale Internationale Culture Education Communication - Universités Lisbonne - Paris X - Potsdam - Roma Tre - Avignon et Pays Vaucluse – Foggia.
- Membro del Collegio dei Docenti del Dottorato in Pedagogia e scienze dell’educazione - Università degli Studi
Roma Tre e Università degli Studi di Foggia
- Membro del Consiglio Direttivo della Società Scientifica Italiana di Medicina e Sanità Sistemiche.
- Project Manager per il Self-Placement dell’Università di Foggia
- Membro del Comitato Scientifico della Rivista Leadership e Management
Attualmente è:
• Direttore Scientifico del Centro Studi in Pedagogia della Salute, Università di Foggia
• Membro del Comitato Scientifico Internazionale della Rivista Metis – Mondi Educativi;
• Membro della Commissione di Assicurazione della Qualità del c.d.l specialistica in Scienze Pedagogiche
• Membro del Comitato Scientifico del Centro di Apprendimento Permanente dell’Università degli Studi di Foggia
• Coordinatore del Festival della Complessità per l’AIEMS a Bari;
• Iscritta a REPRISE - REGISTER OF EXPERT PEER REVIEWERS FOR ITALIAN SCIENTIFIC EVALUATION- Registro di esperti scientifici indipendenti, italiani e stranieri, istituito presso Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca - Dipartimento per la Formazione Superiore e per la Ricerca - Direzione Generale per il coordinamento, la promozione e la valorizzazione della - Ricerca
• Socia delle società scientifiche accademiche: SIPED, SIRD, SIPEM.
• Membro del gruppo Ricerca SIPED-Professioni di cura
• Dal 2016 è Ricercatrice Associata al CNR-Roma.
Nel gennaio 2015 ha fondato la prima Hope School italiana: www.hopeschool.it
E’ autrice di pubblicazioni internazionali e nazionali: saggi, articoli scientifici e monografie inerenti le connessioni pedagogiche e didattiche con le teorie della complessità.edit
The Report presents the results of a qualitative study conducted from 2012 to 2018, with a phenomenological-hermeneutic research approach, around the TRASE Model. The Report, by a critical-interpretative nature, identifies the elements of... more
The Report presents the results of a qualitative study conducted from 2012 to 2018, with a
phenomenological-hermeneutic research approach, around the TRASE Model.
The Report, by a critical-interpretative nature, identifies the elements of strength and
innovation that allow the TRASE Model to stand out in the international literature about
adult learning in organizations. The study identifies three core-focus as main outcomes of
TRASE vision and practises.
phenomenological-hermeneutic research approach, around the TRASE Model.
The Report, by a critical-interpretative nature, identifies the elements of strength and
innovation that allow the TRASE Model to stand out in the international literature about
adult learning in organizations. The study identifies three core-focus as main outcomes of
TRASE vision and practises.
Research Interests:
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La riflessione intorno alle forme ed alle metaforme della saggistica pedagogica si innesta all’interno delle riflessioni inerenti l’epistemologia della scienza contemporanea. La questione è insieme attuale e antica: interrogarsi intorno... more
La riflessione intorno alle forme ed alle metaforme della saggistica pedagogica si innesta all’interno delle riflessioni inerenti l’epistemologia della scienza contemporanea.
La questione è insieme attuale e antica: interrogarsi intorno ai metodi ed ai linguaggi della scienza è interrogativo che nasce con la scienza stessa e con la necessità di demarcare episteme e doxa e che, pertanto, riporta ai temi della relazione tra quantità e qualità, oggettività e soggettività, universale e particolare.
Il saggio ha inteso ritagliare una prospettiva circoscritta tra le molteplici indicate dalla call, soffermandosi sui modi dei linguaggi nella saggistica pedagogica e interrogandosi a proposito delle possibili congiunzioni tra scientifico e poetico nella letteratura accademica, provando a sperimentare una possibile coniugazione tra forme esatte e forme erranti della comunicazione scientifica.
Lo sfondo della riflessione è nella visione sistemica che connette Bateson a Morin, Calvino alle teorie della complessità, la poesia all’irriducibile incertezza ed ai limiti della conoscenza, così come emergenti dalle indicazioni della fisica contemporanea, riportando la scelta del linguaggio estetico nella produzione saggistica alla scelta della postura epistemologica che ogni ricercatore, in pedagogia così come in ogni disciplina accademica, sceglie come forma e metaforma della sua ricerca: interrogarsi non solo sui contenuti ma anche sulle proprie cornici.
La questione è insieme attuale e antica: interrogarsi intorno ai metodi ed ai linguaggi della scienza è interrogativo che nasce con la scienza stessa e con la necessità di demarcare episteme e doxa e che, pertanto, riporta ai temi della relazione tra quantità e qualità, oggettività e soggettività, universale e particolare.
Il saggio ha inteso ritagliare una prospettiva circoscritta tra le molteplici indicate dalla call, soffermandosi sui modi dei linguaggi nella saggistica pedagogica e interrogandosi a proposito delle possibili congiunzioni tra scientifico e poetico nella letteratura accademica, provando a sperimentare una possibile coniugazione tra forme esatte e forme erranti della comunicazione scientifica.
Lo sfondo della riflessione è nella visione sistemica che connette Bateson a Morin, Calvino alle teorie della complessità, la poesia all’irriducibile incertezza ed ai limiti della conoscenza, così come emergenti dalle indicazioni della fisica contemporanea, riportando la scelta del linguaggio estetico nella produzione saggistica alla scelta della postura epistemologica che ogni ricercatore, in pedagogia così come in ogni disciplina accademica, sceglie come forma e metaforma della sua ricerca: interrogarsi non solo sui contenuti ma anche sulle proprie cornici.
Research Interests:
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Una narrazione per dire di ricerca scientifica. Una scrittura saggistica per dire di ricerca interiore. E poi l’intermezzo delle pagine di un libro per bambini. Il saggio è un piccolo esperimento sistemico di ibridazioni tra forme:... more
Una narrazione per dire di ricerca scientifica.
Una scrittura saggistica per dire di ricerca interiore.
E poi l’intermezzo delle pagine di un libro per bambini.
Il saggio è un piccolo esperimento sistemico di ibridazioni tra forme: scrittura narrativa,
scrittura scientifica, illustrazione.
Delle parti scritte, la 2 e 4 aspirano ad essere chiare, mentre la 1 e la 3 sono… ambigue.
Cosa è preferibile? L’epilogo congiunge, forse.
(Dalla cervicale scientista alla scuola di funambolismo: tentativi di abduzioni, interstizi, connessioni… tra ricerca e misericordia, epistemologia e coraggio).
Parole chiave
Limiti della conoscenza; deliri della conoscenza; forme e metaforme della comunicazione scientifica; biografie epistemologiche; misericordia epistemica.
Una scrittura saggistica per dire di ricerca interiore.
E poi l’intermezzo delle pagine di un libro per bambini.
Il saggio è un piccolo esperimento sistemico di ibridazioni tra forme: scrittura narrativa,
scrittura scientifica, illustrazione.
Delle parti scritte, la 2 e 4 aspirano ad essere chiare, mentre la 1 e la 3 sono… ambigue.
Cosa è preferibile? L’epilogo congiunge, forse.
(Dalla cervicale scientista alla scuola di funambolismo: tentativi di abduzioni, interstizi, connessioni… tra ricerca e misericordia, epistemologia e coraggio).
Parole chiave
Limiti della conoscenza; deliri della conoscenza; forme e metaforme della comunicazione scientifica; biografie epistemologiche; misericordia epistemica.
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Il saggio muove da una metafora letteraria, Palomar di Italo Calvino, per interrogarsi in merito ai limiti, nella cura come nel ragionamento diagnostico, della medicina che riduce e del medico che astrae da se stesso. Addita,... more
Il saggio muove da una metafora letteraria, Palomar di Italo Calvino, per interrogarsi in
merito ai limiti, nella cura come nel ragionamento diagnostico, della medicina che
riduce e del medico che astrae da se stesso. Addita, fugacemente, la proposta per una
formazione in sanità che accolga il vaglio della auto-eco-conoscenza
merito ai limiti, nella cura come nel ragionamento diagnostico, della medicina che
riduce e del medico che astrae da se stesso. Addita, fugacemente, la proposta per una
formazione in sanità che accolga il vaglio della auto-eco-conoscenza
Research Interests:
“Mi piacerebbe che in tutte le facoltà scientifiche si insistesse a oltranza su un punto: ciò che farai quando eserciterai la professione può essere utile per il genere umano, o neutro, o nocivo. (...) Non nasconderti dietro l'ipocrisia... more
“Mi piacerebbe che in tutte le facoltà scientifiche si insistesse a oltranza su un punto: ciò che farai quando eserciterai la professione può essere utile per il genere umano, o neutro, o nocivo. (...) Non nasconderti dietro l'ipocrisia della scienza neutra: sei abbastanza dotto da saper valutare se dall'uovo che stai covando sguscerà una colomba o un cobra o una chimera o magari nulla”.
Primo Levi
La riflessione intorno alle possibilità di incontro e non di autoesclusione tra verità e metodo assume una connotazione precipua anche intorno proprio ai discorsi sulla ricerca empirica in educazione: laddove si risemantizzino problematicisticamente le stesse espressioni di verità e di metodo.
Laddove allora, la verità non sia religiosamente – nel senso di assolutisticamente – intesa ma dalle lezioni della postmodernità – da Husserl a Godel - , sia intesa come continua approssimazione, come processo e non come stato: laddove proprio dalle scienze esatte, e dalla fisica, invero quella quantistica, abbiamo appreso che perturbazione, flessibilità e mutamento non sono sinonimi di relativismo ma equivalenti di creatività e vita.
Verità fuzzy che non per questo ci rinnovi il peso della caducità e della fugacità e dell’esistere umano. Verità che proprio nell’imprescindibilità della soggettività sappia approssimarsi ad una oggettività fatta non di regolarità e leggi ma di condivisione, comunione, trascendenza nell’immanenza: intersoggettività nell’elaborazione husserliana.
E laddove anche il metodo non sia più, cartesianamente, il protocollo deduttivamente stabilito che diventa programma e procedura standardizzata come una monade inaccessibile dall’esterno, ove lo scarto dal previsto è errore sia solo deviazione dalla norma, ma laddove la scientificità sia garantita da un meta metodo : l’interrogazione continua.
Poiché il metodo è antimetodo quando voglia farsi teleologia ed ontologia.
E poiché, a lezione dall’anarchismo metodologico di Feyerabend, abbiamo appreso che non esiste metodo in sé che sia garanzia di scientificità..
La garanzia della scienza è la sua procedura di autocorrezione, intesa non tanto e non soltanto popperianemente ma, anche e soprattutto, come possibilità di autoconoscenza, da parte di chi ricerca, della propria epistemologia implicita (Ceruti, 1999), spesso inespressa (PolanyI, 1966) e, dunque, per questo, pericolosa (Bateson, 1993): la soggettività dell’epistemologia imprescindibile di ognuno richiede allora, con le parole di Bruner, il “prendere coscienza, in primo luogo, del nostro processo di formulazione della conoscenza, e inoltre di divenire quanto più possibile consci dei valori che sono responsabili del nostro modo di vedere” : riconoscere che poiché anche il metodo, come l’epistemologia di un ricercatore, è sempre biograficamente connotato, allora a fondamento della competenza metodologica ne occorre una epistemologica: “pensare i presupposti del pensare” ( Bruner, 1990, 44).
Primo Levi
La riflessione intorno alle possibilità di incontro e non di autoesclusione tra verità e metodo assume una connotazione precipua anche intorno proprio ai discorsi sulla ricerca empirica in educazione: laddove si risemantizzino problematicisticamente le stesse espressioni di verità e di metodo.
Laddove allora, la verità non sia religiosamente – nel senso di assolutisticamente – intesa ma dalle lezioni della postmodernità – da Husserl a Godel - , sia intesa come continua approssimazione, come processo e non come stato: laddove proprio dalle scienze esatte, e dalla fisica, invero quella quantistica, abbiamo appreso che perturbazione, flessibilità e mutamento non sono sinonimi di relativismo ma equivalenti di creatività e vita.
Verità fuzzy che non per questo ci rinnovi il peso della caducità e della fugacità e dell’esistere umano. Verità che proprio nell’imprescindibilità della soggettività sappia approssimarsi ad una oggettività fatta non di regolarità e leggi ma di condivisione, comunione, trascendenza nell’immanenza: intersoggettività nell’elaborazione husserliana.
E laddove anche il metodo non sia più, cartesianamente, il protocollo deduttivamente stabilito che diventa programma e procedura standardizzata come una monade inaccessibile dall’esterno, ove lo scarto dal previsto è errore sia solo deviazione dalla norma, ma laddove la scientificità sia garantita da un meta metodo : l’interrogazione continua.
Poiché il metodo è antimetodo quando voglia farsi teleologia ed ontologia.
E poiché, a lezione dall’anarchismo metodologico di Feyerabend, abbiamo appreso che non esiste metodo in sé che sia garanzia di scientificità..
La garanzia della scienza è la sua procedura di autocorrezione, intesa non tanto e non soltanto popperianemente ma, anche e soprattutto, come possibilità di autoconoscenza, da parte di chi ricerca, della propria epistemologia implicita (Ceruti, 1999), spesso inespressa (PolanyI, 1966) e, dunque, per questo, pericolosa (Bateson, 1993): la soggettività dell’epistemologia imprescindibile di ognuno richiede allora, con le parole di Bruner, il “prendere coscienza, in primo luogo, del nostro processo di formulazione della conoscenza, e inoltre di divenire quanto più possibile consci dei valori che sono responsabili del nostro modo di vedere” : riconoscere che poiché anche il metodo, come l’epistemologia di un ricercatore, è sempre biograficamente connotato, allora a fondamento della competenza metodologica ne occorre una epistemologica: “pensare i presupposti del pensare” ( Bruner, 1990, 44).
Research Interests:
Summary The paper aims to illustrate the links between the Rodari’s work and scientific revolutions of the twentieth century, suggesting the Rodari’s games like complex epistemological exercise and his works as parables of living... more
Summary
The paper aims to illustrate the links between the Rodari’s work and scientific revolutions of the twentieth century, suggesting the Rodari’s games like complex epistemological exercise and his works as parables of living systems.
Key words: Knowledge crossing, chaos, creativity, learning
Sommario
Il saggio intende illustrare i nessi tra l’opera rodariana e le rivoluzioni scientifiche del Novecento, proponendo la frequentazione con i giochi rodariani come esercizio epistemologico complesso e le sue opere come parabole dei sistemi viventi.
Parole chiave: Crossing disciplinare, caos, creatività, apprendimento
The paper aims to illustrate the links between the Rodari’s work and scientific revolutions of the twentieth century, suggesting the Rodari’s games like complex epistemological exercise and his works as parables of living systems.
Key words: Knowledge crossing, chaos, creativity, learning
Sommario
Il saggio intende illustrare i nessi tra l’opera rodariana e le rivoluzioni scientifiche del Novecento, proponendo la frequentazione con i giochi rodariani come esercizio epistemologico complesso e le sue opere come parabole dei sistemi viventi.
Parole chiave: Crossing disciplinare, caos, creatività, apprendimento
Research Interests:
Moving from the evidence of neuroscience about the importance of "joyful" dimension in the learning process, both in childhood than in adulthood, the essay discusses about isomorphism - neurobiologically founded - between knowledge and... more
Moving from the evidence of neuroscience about the importance of "joyful" dimension in the learning process, both in childhood than in adulthood, the essay discusses about isomorphism - neurobiologically founded - between knowledge and play. It moves from one stydy in particular, as a pre- text for neuropedagogical reflection around the "joy": joy in education process is described like an epistemological and didactic interweaving between form and content, knowledge and passion, dimensions of meaning and relationship. The landing is related to the acceptance of the systemic dimension in the design and evaluation of adult education: the appearance of "joyful", therefore, does not coincide with lightness and dilution of knowledge but with the understanding of its complexity. The invitation, both epistemological as pragmatic, is the recognition of the indispensability of "neurodidatics skills" (Rivoltella, 2012) for anyone involved in education and relationships.
Research Interests:
Moving from the evidence of neuroscience about the importance of " joyful " dimension in the learning process, both in childhood than in adulthood, the essay discusses about isomorphism - neurobiologically founded - between knowledge and... more
Moving from the evidence of neuroscience about the importance of " joyful " dimension in the learning process, both in childhood than in adulthood, the essay discusses about isomorphism - neurobiologically founded - between knowledge and play .
It moves from one stydy in particular, as a pre- text for neuropedagogical reflection around the " joy ": joy in education process is described like an epistemological and didactic interweaving between form and content, knowledge and passion, dimensions of meaning and relationship.
The landing is related to the acceptance of the systemic dimension in the design and evaluation of adult education : the appearance of " joyful " , therefore , does not coincide with lightness and dilution of knowledge but with the understanding of its complexity.
The invitation, both epistemological as pragmatic, is the recognition of the indispensability of "neurodidatics skills" ( Revolver , 2012) for anyone involved in education and relationships.
Key words: neurobiology - adult learning - training of trainers - systemic design of the training
It moves from one stydy in particular, as a pre- text for neuropedagogical reflection around the " joy ": joy in education process is described like an epistemological and didactic interweaving between form and content, knowledge and passion, dimensions of meaning and relationship.
The landing is related to the acceptance of the systemic dimension in the design and evaluation of adult education : the appearance of " joyful " , therefore , does not coincide with lightness and dilution of knowledge but with the understanding of its complexity.
The invitation, both epistemological as pragmatic, is the recognition of the indispensability of "neurodidatics skills" ( Revolver , 2012) for anyone involved in education and relationships.
Key words: neurobiology - adult learning - training of trainers - systemic design of the training
